domenica 3 dicembre 2017


Scritto da Sofia Di Cesare

Si è conclusa la 23esima “Conferenza annuale delle Parti” (COP) nell’ambito della “Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici” (UNFCCC), tenutasi a Bonn dal 6 al 17 novembre. Durante la Conferenza si è discusso dell’implementazione di misure e strategie per contrastare gli effetti del cambiamento climatico. Si è trattato di dibattito più “tecnico” rispetto alla COP21, che con gli accordi di Parigi del 2015 aveva delineato le principali linee  di condotta. Senza giri di parole il cambiamento climatico viene definito dalSegretario Generale dell’ONU Guterresla “minaccia distintiva del nostro tempo”. Ciononostantegli attuali impegni nonpermetterebbero che una riduzione delle emissioni ad un terzo di quanto previsto a Parigi.


Presidenza alle isole Fiji: una scelta di valore simbolico

La novità di quest’anno risiede nel fatto che per la prima volta per una piccola nazione insulare in via di sviluppo, le isole Fiji, sia stata scelta a presiedere la conferenza. Il gesto, dal valore altamente simbolico, tiene conto del fatto che proprio queste piccole isole del Pacifico sono tra i Paesi a soffrire maggiormente cambiamenti climatici, a causa dell’innalzamento dei mari,di inondazioni e di tifoni. Infatti nel 2016 la stagione dei cicloni ha arrecato violenti danni alle Fiji, Isole Salomone, Vanuatu, Haiti, Tuvalu, Filippine e altri Paesi.

Un tocco “Pacifico”

Le Fiji hanno apportato il loro contributo, stabilendo che i negoziati dovevano procedere secondo lo spirito della Talanoa, termine figiano per un dibattito inclusivo e trasparente, che costruisca fiducia ed empatia. Il “Dialogo della Talanoa” aveva come scopo quello di rivedere le promesse avanzate dai singoli governi nazionali per quanto riguarda i tagli alle emissioni di carbone fossile.

Occhi puntati sugli Stati Uniti

L’annuncio della partecipazione da parte della Siriaagli accordi di Parigi ha lasciato gli Stati Uniti gli unicii grandi esclusi, anche sela rinuncia di Trump entrerà in vigore solo nel 2020, col padiglione americano unico assente. Un padiglione non ufficiale, America’s Pledge, ha riunito comunque aziende, enti, università, 15 governatori e 300 sindaci contrari alle politiche del Presidente. Contro Trump sono stati il governatore della California e l’ex sindaco di New York Micheal Bloomberg, supportati da multinazionali come Microsoft, Google e Walmart.

La sostenibilità della COP

Gli organizzatori hanno dato il buon esempio con una conferenza sostenibile, dai trasporti al catering, dalla gestione dei rifiuti all’impiego di energie pulite: una conferenza ad impatto ambientale minimo, obiettivo raggiunto, visto il conseguimento del certificato dell’Eco-Management and Audit Scheme (EMAS).

Esiti e considerazioni finali

A Bonn sono state definite nuove strategie e piani d’azione. Alcune delle maggiori novità scaturite sono state:
  1. Powering Past Coal Alliance, che riunisce 25 paesi (tra cui l’Italia) per facilitare la transizione ad una produzione industriale ed economica “carbon-free”.
  2. Piattaforma delle Comunità Locali e Popolazioni Indigene, a garantire decisioni governative nel rispetto dei diritti dei nativi.
  3. Gender Action Plan, per l’inclusione delle donne nel processo decisionale delle azioni.
  4. Ocean Pathway Partnership, per includere gli oceani nei anzitutto da programmi climatici nazionali.

L’atteggiamento sembra cambiato da parte di molti, specie Cina ed India. Prima di un definitivo giudizio, meglio dare tempo ai governi di mantenere gli impegni presi.

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