sabato 25 novembre 2017

Scritto da Camilla Mariani

Essere circondati da alberi, fiori che rinascono con l’arrivo della bella stagione e l’ecosistema che funziona come sa fare da secoli ci sembra una cosa scontata, a cui, nella gran parte delle nostre giornate, non prestiamo alcuna attenzione.
Tutto ci sembra routinario, come se mai potesse cambiare. È proprio questa consapevolezza che ci frega perché i dati sono tutt’altro che rassicuranti: gli insetti, e in particolar modo gli impollinatori, hanno bisogno del nostro aiuto.
La perdita nella popolazione di insetti ha degli effetti davvero devastanti e pericolosi per il nostro Pianeta: questi piccoli esseri volanti (che, diciamocela tutta, qualche volta reputiamo davvero fastidiosi) non solo assolvono il compito dell’impollinazione ma si occupano anche di numerosi cicli nutritivi e costituiscono una risorsa di cibo per uccelli, mammiferi e anfibi.

Ad esempio, l’80% di piante selvatiche dipendono dall’impollinazione degli insetti e circa il 60% degli uccelli ha questi insetti come base del proprio nutrimento. Tra le 100 specie vegetali che forniscono il 90 per cento del cibo utilizzato dalla nostra specie, quasi i tre quarti dipendono dalle api per l’impollinazione.  Altre hanno bisogno di coleotteri, mosche, farfalle, uccelli e pipistrelli. È un sistema reciprocamente vantaggioso: i fiori della maggior parte delle piante coltivate devono essere fecondati con polline di un’altra pianta della stessa specie per poter produrre semi o frutti; le api e gli altri animali impollinatori, come “ricompensa” si alimentano con il nettare (www.pesticidinograzie.wordpress.com). 
Inoltre, non volendo sottovalutare la questione economica, i servizi all’ecosistema forniti dagli impollinatori sono stimati, negli Stati Uniti, per un valore di circa 57 miliardi di dollari annui.  Appare quindi chiaro quanto sia di primaria importanza preservare l’abbondanza di insetti e impollinatori.


I dati correnti, tuttavia, ci suggeriscono un percorso di declino degli insetti in termini di diversità e numerosità: secondo una ricerca condotta di recente da numerosi professori ed esperti dell’Università olandese di Radboud, pubblicata sulla rivista scientifica Plos One, la popolazione europea di farfalle è diminuita, dal 1990 al 2011, del 50%; lo stesso fenomeno è stato registrato per api e falene.
“Si tratta di una scoperta sconcertante e decisamente allarmante per il futuro del nostro ecosistema. A preoccupare è anche il fatto che non si è ancora stabilito quale sia la causa principale dell’accaduto e questo elemento rende difficile adottare delle efficaci contromisure nel breve periodo” afferma Hans de Kroon, uno degli scienziati che ha condotto la ricerca.

I cambiamenti climatici, la perdita di habitat naturali e il deterioramento dell’ecosistema sembrano essere (non a caso) i maggiori colpevoli di questo fenomeno. Sostanzialmente, giorno dopo giorno, stiamo distruggendo il mondo di questi esseri viventi. All’interno di questo scenario, però, è necessario puntare il dito contro un altro colpevole di questo drammatico declino: i pesticidi.
Secondo la definizione di Legambiente, “I pesticidi, o antiparassitari, sono sostanze chimiche impiegate in agricoltura nell’eliminazione degli organismi parassiti (animali o vegetali) che danneggiano le piante coltivate e compromettono la produttività del terreno e la qualità del raccolto”.  Il nostro Paese è (secondo un rapporto dell’Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale del febbraio 2015) il maggior consumatore di pesticidi, tra quelli dell’Europa occidentale, per unità di superficie coltivata, con valori doppi rispetto a quelli di Francia e Germania.

Analizzando i dati, in sostanza, è necessario un intervento quanto più tempestivo possibile. La rivoluzione più importante che tutti potremmo fare sarebbe quella di un forte cambiamento di pensiero: non delegare sempre decisioni e azioni concrete ad associazioni ambientaliste o Istituzioni, ma agire, nel proprio quotidiano, in maniera consapevole. Credo ancora fortemente (forse in maniera un po’ utopistica) che il contributo della singola persona possa fare la differenza; che tutti siamo responsabili di ciò che facciamo e delle relative conseguenze sull’ambiente. Il tema lascia spazio a numerose riflessioni e i dati raccolti nel corso del tempo sono tantissimi; tra i report più interessanti che ho avuto modo di leggere, ce n’è uno, con numerosi spunti per soluzioni “pollinator-friendly” da adottare nei Campus universitari, intitolato “The pollinator toolkit”.
Invito tutti i lettori- soprattutto gli studenti universitari- a dargli uno sguardo!


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