venerdì 28 aprile 2017

Scritto da Camilla Mariani


Giorno dopo giorno, sotto ai nostri occhi, si sta verificando una delle più grandi estinzioni di massa (la sesta nella storia della nostra Terra) che sta distruggendo la biodiversità del nostro Pianeta.
Le specie si stanno estinguendo a tassi mai visti prima: secondo gli esperti, entro la fine del secolo, il 50 per cento delle specie viventi rischia di scomparire e la questione è a dir poco allarmante.
John Knox, professore di diritto internazionale alla Wake Forest University e relatore speciale Onu sull’Ambiente e i Diritti Umani, non ha esitato a trattare l’argomento nel suo ultimo rapporto presentato all’Onu.

L’esperto evidenzia il legame sotteso tra diritti umani e biodiversità.
Secondo l’opinione di Knox, “il pieno godimento dei diritti umani, inclusi il diritto alla vita, alla salute, al cibo, all’acqua, dipendono dai servizi forniti dagli ecosistemi. La fornitura di servizi da parte dell’ecosistema dipende dalla salute e dalla sostenibilità degli ecosistemi stessi, che a loro volta dipendono dalla biodiversità”. 
La sua visione è molto più realista di quanto sembri; nel suo report afferma che le norme sui diritti umani non sentenziano in modo assoluto che l’ecosistema resti lontano dall’azione umana.
Lo sviluppo economico e sociale dipende, infatti, dall’uso dell’ecosistema, includendo, nei casi più appropriati, la conversione di quest’ultimo in sistemi “human-managed”, quali ad esempio pascoli e territori coltivabili.
Per supportare il continuo godimento dei diritti umani, tuttavia, questo sviluppo non può fare un uso sfrenato dell’ecosistema e distruggere i meccanismi naturali dai quali dipendiamo; lo sviluppo deve essere sostenibile e per definirlo tale è necessario avere ecosistemi sani.
Tra le cause principali alla base della perdita di biodiversità, quasi sempre è individuabile l’azione dell’uomo, il quale, però, rischia di pagarne le più gravi conseguenze.
L’impatto negativo dell’azione umana, nel corso del tempo, si è manifestato sotto una pluralità di aspetti: con l’alterazione degli habitat e l’introduzione di specie geneticamente modificate si sono verificati numerosi scompensi nell’equilibrio ecologico.
L’inquinamento ha compromesso irreparabilmente i flussi energetici, la costituzione chimico-fisica dell’ambiente e l’abbondanza delle specie provocando un vero e proprio cambiamento climatico di portata irreversibile.
Un’altra manifestazione di questi fenomeni (umani) distorsivi si è concretizzata, inoltre, in un sovrasfruttamento delle risorse: le sfrenate pratiche di cattura e raccolta non lasciano sufficiente tempo alle specie per riprodursi.

Presentando il rapporto all’ Onu, John Knox ha invitato le nazioni a minimizzare i danni causati agli ecosistemi e alla biodiversità. È importante ricordare come la biodiversità di un ecosistema o specie ne determini la capacità di reagire e adattarsi a mutamenti e perturbazioni ambientali, quindi, in ultima analisi, ne determini la sopravvivenza.
È necessario passare dalla teoria alla pratica nel minor tempo possibile: in gioco non c’è soltanto l’equilibrio ecologico del nostro Pianeta, ma la sopravvivenza della diversità culturale, valoriale ed etnica di intere comunità rurali che affondano le proprie radici nelle sinergie alla base della biodiversità.
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