lunedì 27 febbraio 2017

In data 15 febbraio si è tenuta presso la nostra Università la conferenza organizzata da Green Light for Business, “The lifecycle of a green bond”. Assieme ad ospiti d’eccezione, operanti ai vertici delle più alte istituzioni finanziarie europee, come il London Stock Exchange e la EIB (European Investmen Bank), si è cercato di fare chiarezza su un tema innovativo: i green bond.



Il prof. Stefano Pogutz, moderatore dell'incontro, introduce il dibattito in modo originale. Mostra un’immagine della Terra vista dalla luna, evidenziando chiaramente come il nostro pianeta sia in fondo limitato. Auspica che la finanza del futuro terrà conto sempre più del concetto di limite, favorendo gli investimenti responsabili e a basse emissioni di carbonio. Ci illustra come la green finance si divida in investimenti green dal lato dell’equity, e in green bonds dal lato del debito. Entrambi necessari e complementari per costruire un sistema di una finanza nuova, consapevole dei limiti e che coinvolga egualmente settore pubblico e privato.

Di cosa parliamo quando parliamo di “green bond”? 
Ce lo spiega Aldo Romani del dipartimento Capital Markets della EIB. Come quadro di riferimento potete prendere la Dichiarazione dei principi e degli standard EIB in matteria ambientale e sociale. Fondamentale per l’emissione di un green bond è innanzitutto il progetto che si vuole finanziare. Quest’ultimo deve rispettare determinate caratteristiche fissate dall’UE, affinché possa essere classificato come un progetto green. Una volta passata la verifica si passa alla creazione dello strumento e l’obbligazione viene infine emessa sul mercato. La EIB emette attualmente i cosiddetti CAB (Climate Awareness Bonds), giocando il ruolo di leader mondiale nell’emissione di questo tipo di obbligazioni. Riguardo a una definizione precisa purtroppo, non esisteva fino ad ora un’unica risposta, anche perché non esistono criteri comuni di metodologie, principi e standard. Solo nel 2016 KPMG ha emesso il primo Independent Reasonable Assurance Report, che stabilisce un precedente per la standardizzazione ed il confronto delle caratteristiche chiave di un green bond.

Inquadriamo meglio questa realtà con Sara Lovisolo, Group Sustainability Manager per il London Stock Exchange Group. Sostiene che si tratti di uno strumento estremamente semplice da emettere. Non è necessario essere una società quotata. È sufficiente che il progetto finanziato sia molto specifico e superi i criteri imposti per l’emissione di questo tipo di obbligazione. I green bonds sono dunque uno strumento profondamente industrial driven, in quanto costituiscono uno dei tanti modi coi quali le aziende possono finanziare i loro progetti in ottica di sostenibilità.

Il mercato dei green bond è cresciuto enormemente negli ultimi anni, raggiungendo nel 2016 i 100 miliardi di dollari. Tuttavia costituisce ancora meno dello 0,01% dell’intero mercato obbligazionario da 80 triliardi di dollari. Questo è dovuto in parte alla grande innovatività dello strumento, ancora poco noto e, come si è visto, poco regolamentato. Inoltre vi è un problema di offerta, in quanto il mercato alloca velocemente tutte le nuove emissioni di green bond, ma purtroppo le aziende raramente decidono di finanziarsi tramite green bond, preferendo per ora metodi alternativi più classici e più rapidi nell’erogazione del credito. La forza dei green bonds sta infatti nella domanda. Ceteris paribus, l’investitore è messo di fronte alla scelta di due titoli egualmente rischiosi, la cui unica differenza sta nell’impatto ambientale generato. La sfida per il futuro da parte delle diverse istituzioni finanziarie starà dunque nell’adattare tale strumento alle esigenze del mercato e renderlo appetibile per le aziende affinché decidano di finanziarsi in modo responsabile.

I green bond sono la soluzione al cambiamento climatico?
Certamente no, sottolinea Antonio Keglevich, Managing Director and Head of Green Bond Organization presso UniCredit.  Si tratta tuttavia di uno strumento particolarmente efficace e potente. Il modo in cui le grandi istituzioni potranno essere parte attiva del cambiamento. Il modo per sensibilizzare i mercati e la finanza verso quello shift auspicato da Pogutz all’inizio del dibattito.

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