sabato 25 febbraio 2017

Scritto da Valeria Procoli 

Il 24 Febbraio l’Openside di via Roentgen ha ospitato fotografo Luca Bracali, per la presentazione del suo libro “Pianeta Terra un Mondo da Salvare” 

Nota positiva è il fatto che l’evento sia stato organizzato da BSA- Bocconi Students for Photography Art. Infatti, l’interessamento verso questo tipo di tematiche anche da parte di associazioni diverse da Green Light for Business, dimostra come la comunità bocconiana stia sviluppando una crescente e positiva sensibilità rispetto ai rischi del cambiamento climatico e le problematiche ad esso legate. Come sottolinea il professore Stefano Pogutz all’apertura dell’incontro, l’Università Bocconi- seppur preveda una serie di corsi dedicati- deve ancora lavorare molto su questo aspetto, per offrirne un approccio trasversale. Il cambiamento climatico è infatti la più grande sfida della nostra era e, sebbene l’economia abbia contribuito in modo determinante alla sua accelerazione, oggi può essere altrettanto determinante nell’offrire soluzioni.


Di certo, tuttavia, non solo l’economia gioca un ruolo primario in questo senso; è infatti fondamentale il contributo offerto da tutte le discipline e campi del sapere. L’arte, ad esempio, è forse uno degli strumenti più potenti per sensibilizzare le persone e comunicare i rischi e gli effetti del cambiamento climatico. Come afferma Bracali, si possono dire tante parole, ma il fascino di un’immagine ha un potere unico, e in questo senso la bellezza gioca un ruolo chiave. Il fotografo, poi, prima di mostrare una serie di potenti immagini scattate nei luoghi più estremi e suggestivi del mondo, svela il suo segreto: “Usare il bello per raccontare una storia triste”. Storia triste che spesso racconta di un mondo maltrattato ma meraviglioso, nonostante tutto. Ammette però che il bello non basta: una fotografia, anche se tecnicamente perfetta, rimane solo una fotografia se non c’è qualcosa in più. Lui quel quid lo ha trovato nella scienza e, circondato da scienziati italiani, russi e americani, ha girato il mondo per documentare le devastanti conseguenze del cambiamento climatico. Il suo straordinario lavoro gli è valso, nel corso del tempo, la vittoria di numerosi concorsi di fotografia internazionali, la pubblicazione di 3 servizi su National Geographic, nonché una serie di altri riconoscimenti. Uno dei suoi ultimi progetti è proprio il libro “Pianeta Terra un Mondo da Salvare”, alla cui stesura ha partecipato anche Marco Bresci, ingegnere e autore di numerosi libri dedicati alla salvaguardia del pianeta Terra. 

Proprio l’intervento di Bresci ha offerto degli spunti particolarmente interessanti, che meritano un’attenta riflessione. L’ingegnere solleva infatti un problema cruciale: l'umanità, a differenza di quanto non accada per gli Stati ad esempio, non gode di un riconoscimento giuridico e politico ed è pertanto inerme di fronte alla crisi ambientale ed ai conflitti sull’appropriazione delle risorse che ne potrebbero derivare. L’analisi di Bresci va a cogliere direttamente al nocciolo del problema: le tecnologie ci sono e sono pronte, ma nulla possono se non si realizza per prima cosa un cambiamento sociale e istituzionale, che si gioca interamente su cultura, impegno, responsabilità e morale. L’ingegnere chiude poi lanciando una provocazione: “Quanto costerà riparare l’atmosfera? E chi pagherà?”

A voi – o meglio, a noi -  la sfida ti trovare una risposta ma, soprattutto, di fare in modo che il conto non sia troppo salato.


[Photo credit: Andrea Lewis Brambilla]
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