mercoledì 23 novembre 2016

Scritto da Roberto Cippone

People. Planet. Prosperity. Sono queste le tre colonne portanti del 22esimo Rapporto annuale Responsible Care, il Programma volontario di promozione dello Sviluppo Sostenibile nell’Industria Chimica mondiale avviato nel 1984 in Canada e l’anno successivo in Europa. Tre “p” lungimiranti che oltrepassano i confini delle grandi aziende chimiche per influenzare le decisioni delle imprese manifatturiere di tutto il mondo, volenterose di migliorare la loro performance ed incrementare la loro competitività seguendo il nuovo paradigma della “economia circolare”.

La prima questione da prendere in considerazione si riferisce alla “avversione al cambiamento” che generalmente rallenta l’innovazione dei processi produttivi e decisionali in ambito economico.
Infatti, molto spesso l’ingresso della chimica nei meccanismi delle aziende è stato ostacolato da quella che è definibile come carenza di fiducia e da un approccio prettamente ideologico. Secondo quest’ultimo è dunque necessario attribuire molta importanza al consumatore, messo sul gradino più alto della piramide, non tenendo, però, in considerazione la posizione dei produttori e la loro volontà di perseguire l’efficienza nello sfruttamento degli input. Un approccio, inoltre, che considera come “eccessivamente costosa” la produzione e la raccolta di informazioni scientifiche, dato l’ingente investimento iniziale, e che non crede che questa possa essere d’aiuto ai processi decisionali.
Da un punto di vista economico, è chiaro che la raccolta di dati possa sembrare onerosa soprattutto nelle fasi iniziali ma bisogna pur prendere atto della presenza, sempre più trascendentale, di strumenti informatici all’avanguardia, in grado di rendere questa operazione nel complesso meno costosa e di ridurre l’impatto unitario di questi costi. Svolgere un’analisi prospettica nel medio-lungo periodo può davvero giovare alla situazione finanziaria e patrimoniale dell’azienda visti i numerosi benefici connessi.    

I risultati parlano chiaro: le emissioni inquinanti nell’atmosfera sono diminuite del 95% dal 1989, così come le emissioni del gas serra (in Italia ridotte del 62%) ed è stata raggiunta nel complesso una maggiore “efficienza energetica”.

Date queste considerazioni, può davvero essere la chimica considerata la nuova chiave del successo? Diventerà parte integrante della catena di produzione delle aziende moderne? Riuscirà la chimica a integrarsi con la tecnologia per allargare l’orizzonte dei benefici futuri, non solo economici? Ci sono grandi aspettative ma c’è ancora molto su cui lavorare, ma di sicuro la chimica entrerà sempre più negli schemi aziendali.
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