lunedì 7 novembre 2016


Scritto da Eleonora Rizzo
Dal 7 al 18 novembre si terrà a Marrakech la ventiduesima Conferenza Onu sul clima. In programma la revisione e l’attuazione dell’accordo raggiunto lo scorso dicembre. 

Gli impegni presi dai capi di stato lo scorso inverno hanno segnato una svolta epocale nella battaglia contro il cambiamento climatico. Di particolare rilevanza la ratifica da parte di Stati Uniti e Cina, che da soli contano più del 39 % delle emissioni di CO2 mondiali. Si tratta di un segnale molto forte, la prova che da semplici proposizioni si sta passando ad azioni concrete e coordinate a livello globale. Ciononostante, non bisogna interpretare il traguardo di Parigi come un semplice punto di arrivo. C’è ancora tanto su cui lavorare.

Il primo scoglio da affrontare a Marrakech riguarderà gli impegni dei vari governi circa i livelli di emissioni di CO2 consentiti. Le date di aggiornamento degli Indc[1] stabilite durante la conferenza di Parigi infatti, non permetterebbero di limitare in maniera soddisfacente la crescita della temperatura media globale fino al tetto di 2 gradi centigradi entro la fine del secolo. Se non si dovesse cambiare rotta fin da subito, l’aumento atteso della temperatura sarebbe compreso fra i 2,9 e i 3,4 gradi centigradi. Per evitare questo scenario catastrofico, i paesi aderenti all’accordo dovrebbero cercare di ridurre attivamente le emissioni di gas a effetto serra ulteriormente del 25% entro il 2030.

Il fitto programma di incontri che avrà inizio lunedì, prevede discussioni accese su come misurare e verificare le emissioni garantendo la trasparenza di tutte le operazioni. Sarà anche necessario affrontare il tema di perdite e danni che diversi paesi hanno già subito a causa di calamità dovute in buona parte al cambiamento climatico e dei finanziamenti da dedicare ai paesi in via di sviluppo perché possano attuare le misure di riduzioni di emissioni.

La scelta del Marocco[2] di ospitare la conferenza è legittima alla luce dei suoi sforzi per proteggere l’ambiente e la lotta contro il riscaldamento climatico. Circa 50 anni fa il Marocco annunciava un programma di gestione delle risorse idriche e di lotta alle catastrofi naturali come siccità e desertificazione. Il Piano Marocco Verde (PMV) preveder infatti misure di mitigazione e adattamento basate su due pilastri strategici, ovvero la mitigazione delle emissioni di gas serra grazie alla messa in atto di una politica di sviluppo a basso contenuto di carbonio[3], e l’adattamento ai cambiamenti climatici.


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[1] Intended Nationally Determined Contributions
[2] Per chi fosse interessato a saperne di più sulle politiche green di questo paese, consiglio questo articolo
[3] Vedi DESERTEC
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