mercoledì 12 ottobre 2016

Scritto da Roberto Cippone




“You don't have to go to the ends of the Earth to save the rainforest. Just Follow the Frog!”questa è l’ultimissima mossa di marketing, quasi un cortometraggio con oltre 5 milioni di visualizzazioni su Youtube, proposta da Rainforest Alliance, un’organizzazione internazionale no-profit che lavora per conservare la biodiversità e assicurare mezzi di sussistenza sostenibili. 


Nata nel 1986 da un gruppo di volontari, guidati da Daniel Katz, in risposta alla preoccupante distruzione della foresta pluviale, questa organizzazione non governativa si impegna per influenzare i comportamenti dei consumatori e trasformare le pratiche di utilizzo del suolo e commerciali. 

Si tratta di più di 300 impiegati ed oltre 35.000 membri che hanno capito che la salute del terreno è inestricabilmente legata al benessere di coloro che dipendono da questo, che hanno deciso di lavorare con vari agricoltori e imprenditori per preservare le risorse naturali e garantire la salute economica a lungo termine delle comunità forestali e che svolgono attività di certificazione e formazione per promuovere alcuni degli ecosistemi più vulnerabili del mondo. 

Un piccolo bollino per un enorme aiuto all’ambiente. Un piccolo bollino che è diventato sinonimo di speranza. Speranza, così come affermato sul sito ufficiale, per quel 12% della superficie terrestre considerata protetta, per quei 167 milioni di ettari di foresta che sono sotto il “sustainable management” e per quei terreni forestali persi o degradati in tutto il mondo che potrebbero potenzialmente essere ripristinati. A dir la verità, questo piccolo bollino, dato il suo travolgente impatto ambientale, è anche difficile da ottenere visti i circa 94 criteri da dover rispettare. A titolo d’esempio, per quanto concerne il rispetto sociale, può risultare utile citare il divieto di discriminazione dei lavoratori e l’obbligo di garantire la libertà sindacale o, d’altro canto, a tutela dell’ambiente, l’obbligo di avere le autorizzazioni governative per qualsiasi attività di deforestazione, l’adozione di misure atte ad evitare l’uso di OGM in qualsiasi punto della filiera produttiva e l’adozione di un programma di conservazione dell’acqua che assicuri l’uso razionale della risorsa. 


Ma quali sono gli altri fattori che dovrebbero spingere le aziende di tutto il mondo ad investire importanti risorse per questa buona causa? Il più evidente è sicuramente riconducibile alla maggiore produttività. Lavorare in un ambiente ed in un contesto sereno, dove i diritti sia dell’uomo che della natura vengono fermamente rispettati e tutelati, non può che incrementare l’efficienza dei lavoratori, ridurre gli sprechi, migliorare la qualità del prodotto sia intermedio che finito, rispondere più prontamente a problematiche inaspettate come le calamità naturali o la volatilità del mercato e, così come ogni circolo vizioso, aumentare esponenzialmente la competitività dell’azienda. Obiettivo di fondo, infatti, è e rimane la stabilità economica e il successo nel lungo periodo e su larga scala, in quanto riconosciuti come imprescindibili per la prosperità e la sicurezza della comunità. In Messico, un’impresa forestale comunitaria, in soli tre anni, è stata capace di attirare oltre 1 milione di dollari di investimenti con un profitto di circa $ 1.7 milioni grazie a questi sforzi.


I benefici sono sorprendenti, saldamente fondati e misurabili sotto una molteplicità di aspetti. Moltissime aziende lo hanno sensibilmente compreso ed alcune come “Chiquita”, “Lavazza”, “Lipton” e “Magnum” si sono già schierate sul campo di battaglia in difesa dell’ambiente, sposando il progetto e ottenendo la certificazione per numerosi prodotti. Non resta che dire: “GET READY TO FOLLOW THE FROG”. 

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