martedì 20 settembre 2016

Scirtto da Valentina Tringali 


L’estensione del ghiaccio marino artico quest’estate si è ridotta al suo secondo livello più basso da quando gli scienziati hanno iniziato a monitorarla via satellite. Durante il mese di agosto l'estensione media era stata di 5,60 milioni di chilometri quadrati, il quarto valore più basso per agosto: un deficit di circa 1,03 milioni di chilometri quadrati rispetto la media 1981-2010 e 890.000 chilometri quadrati al di sopra del record minimo registrato nell'agosto 2012. 

Il National Snow and Ice Data Center in Colorado ha rilevato, proprio sabato scorso, che il ghiaccio marino ha raggiunto il punto più basso di tutta l’estate, estendendosi per 4,14 milioni di chilometri quadrati, dietro solo ai valori di 3.39 registrati  nel 2012. E’ chiaro che si tratta di un ulteriore segnale del riscaldamento globale e della tendenza verso estate senza ghiacci.

Il direttore del Centro Mark Serreze sostiene che quest’anno si sia rafforzata la tendenza generale al ribasso, senza alcuna speranza di recupero. “Abbiamo sempre saputo che l'Artico potreva essere il sistema di preallarme per il cambiamento climatico.” Ribadisce Serreze –“ ma quello che abbiamo visto quest'anno  sta decisamente rafforzando quest’idea".

E’ una perdita tremenda a cui stiamo assistendo. E 'stato un anno particolare per il ghiaccio marino nell'Artico:  in inverno i livelli sono stati tra quelli più bassi di sempre per la stagione fredda, ma durante l’estate si sono verificate più tempeste del previsto; quest’ultime normalmente mantenevano l’ Artico più freddo, ma quest’anno  non hanno allontanato il ghiaccio marino dalla fusione.

Secondo il National Snow and Ice Data Center non ci sarebbe da sorprendersi se  l'Artico diventasse essenzialmente privo di ghiaccio entro il 2030, cosa che influenzerebbe in maniera preoccupante la sicurezza internazionale.

“La tendenza è chiara e minacciosa”: queste le parole di Kevin Trenberth, scienziato senior del National Center for Atmospheric Research, il quale avanza l’idea secondo cui il cambiamento climatico indotto dall’uomo causerà ulteriori effetti non solo nell’Artico.

"Cosa succede nell'Artico non rimane nella regione artica", spiega lo scienziato del clima Michael Mann (Pennsylvania State University) : sembra sempre più probabile che la drammatica diminuzione del ghiaccio marino artico possa avere un impatto sul clima nelle medie latitudini e possa essere, almeno in parte, responsabile dei più drammatici, persistenti e anomali cambiamenti climatici registrati negli ultimi anni.

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