giovedì 22 settembre 2016

Scritto da Leonardo Armato

Pochi giorni fa la Nasa ha diffuso una serie di fotografie satellitari che testimoniano ciò che in molti ormai considerano il più grave disastro ecologico della storia: la scomparsa quasi completa del lago d'Aral.


Il lago d'Aral si trova al confine tra il Kazakistan e l'Uzbekistan ed è un lago salato di origine oceanica con due immissari, l'Amu Darya e il Syr Darya, ma nessun emissario. Pertanto la sua superficie è frutto dell'equilibrio che si crea tra le acque immesse dai due fiumi e la forte evaporazione a cui è soggetto, data la sua posizione geografica.

Originariamente si estendeva per ben 68000 km² ed era il quarto lago al mondo per superficie, il secondo dell'Asia dopo il mar Caspio e per questa ragione in inglese viene ancora chiamato "Aral Sea". Il lago svolgeva un ruolo molto importante per l'intera area giacché, con la sua presenza contribuiva a mitigare il clima e dava anche sostentamento a parte della popolazione attraverso la pesca e l'industria collegata.

Negli anni '60 l'Unione Sovietica decise però che il futuro economico di quell'area sarebbe stato legato alla coltivazione intensiva del cotone, così per permettere l'irrigazione dei campi i due fiumi che alimentavano l'Aral furono parzialmente deviati. Ai sovietici era ben chiaro che così facendo il lago sarebbe evaporato, ma essi ritenevano che una volta ridotto a una palude, l'Aral sarebbe diventato un luogo adatto per la coltivazione del riso. Le cose purtroppo andarono peggio del previsto, poiché il sistema dei canali era molto inefficiente ed a causa delle molte perdite, solo un terzo dell'acqua deviata arrivava ai terreni. Inoltre la coltura intensiva del cotone, non attuando la rotazione delle colture aveva bisogno di un massiccio uso di prodotti chimici che poi tramite i due fiumi si riversavano nel lago.

Nel giro di pochi anni l'abbassamento del livello delle acque e l'aumento della salinità distrussero l'ecosistema del lago e già dai primi anni ottanta la pesca divenne impraticabile determinando anche la chiusura di tutto l'indotto. Le acque del lago ritirandosi, invece del previsto acquitrino, lasciarono al loro posto un deserto, sulla cui superficie affiorarono sostanze chimiche tossiche, frutto dell'agricoltura intensiva e di test militari, che il vento sospinse a grande distanza causando gravi danni alla salute degli abitanti del posto e così nel giro di pochi anni l'area divenne inabitabile. Con la progressiva scomparsa del lago cambiò anche il clima: gli inverni divennero più lunghi e freddi e le estati divennero più calde e secche.

Come mostra l'animazione, il lago d'Aral ha continuato a ritirarsi ininterrottamente per tutti gli ultimi cinquant'anni e oggi la sua superficie rappresenta solo un decimo di quella originaria.

 
Questa storia ci ricorda ancora una volta, come le politiche di sviluppo estreme, sottostimando le loro ricadute ambientali, possano creare devi veri e propri disastri. Forse dal punto di vista economico la scelta di puntare sulla coltivazione intensiva del cotone ha anche avuto successo, infatti oggi l'Uzbekistan rappresenta il 6° esportatore di cotone al mondo e il settore impiega un'ampia fetta della popolazione, ben al di sopra di quella impiegata nella pesca.

Il prezzo da pagare per questo sviluppo però è stato altissimo, un'intera regione è stata sconvolta e le persone che vi abitavano prima hanno visto minacciata la loro salute e poi sono state costrette a scappare. Solo recentemente i due paesi hanno cominciato a valutare delle strategie per poter riparare almeno in parte a questo disastro. Alcuni ritengono che sia conveniente attuare un'opera di rimboschimento del letto deserto del lago, altri invece ritengono che deviando le acque dei fiumi Volga, Irtys e Ob' sarebbe ancora possibile riportare il lago ad un'ampiezza simile a quella originaria, ma l'intervento costerebbe dai 30 ai 50 miliardi di dollari e sarebbero necessari almeno 30 anni.

Vedendo queste cifre verrebbe proprio da chiedersi se ne sia davvero valsa la pena...

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