venerdì 24 giugno 2016

Scritto da Leonardo Armato



Negli ultimi tempi si sente parlare sempre più spesso dell'internet of things, ovvero il nuovo paradigma di sviluppo tecnologico in base al quale molti oggetti della nostra vita quotidiana diventeranno intelligenti e capaci di inviare e ricevere informazioni attraverso internet, permettendo di monitorarli e controllarli in tempo reale.
I campi di applicazione di queste nuove tecnologie sono i più disparati e probabilmente cambieranno il nostro stile di vita nei prossimi decenni, ma già da adesso si comincia intravederne le potenzialità, in particolare nell'ambito delle Smart Cities.
Fra i molti progetti che si stanno sperimentando in tutto il mondo, alcuni riguardano la ricerca di nuove soluzioni per migliorare la raccolta dei rifiuti che rappresenta una sfida importante soprattutto per le grandi città poiché secondo le stime la quantità di rifiuti potrebbe raddoppiare nei prossimi 20 anni a causa dell’aumento della popolazione.
Al momento la raccolta dei rifiuti nelle città avviene più o meno in questo modo: gli addetti alla raccolta seguono un percorso prestabilito all’interno della città e svuotano i cestini e i cassonetti indipendente dalla quantità di rifiuti che contengono, così capita che alcuni di essi vengano svuotati anche se praticamente vuoti, mentre altri che si riempiono più in fretta restano stracolmi per parecchio tempo, prima di essere svuotati.
L’idea alla base dei sistemi di raccolta intelligenti è molto semplice: inserendo all’interno dei cassonetti dei sensori che rilevano il livello di rifiuti e connettendoli alla rete è possibile sapere esattamente quali di essi debbano essere svuotati e inviare gli addetti solo dove ciò sia necessario.
Inoltre attraverso l’analisi dei dati con dei software appositi è possibile prevedere quando i cassonetti saranno pieni e predisporre dei percorsi di raccolta ottimali all’interno della città, riducendo i costi e ottenendo risparmi che possono raggiungere l’80% della spesa.
Una delle startup più innovative che operano in questo campo è la sudcoreana Ecube Labs che ha ideato due prodotti specifici per tale scopo. Il primo è Clean Cube, un cassonetto intelligente dotato di un compattatore, di un sensore che rileva il livello di rifiuti connesso ala rete Wi-Fi e completamente alimentato da un pannello solare. Il secondo è Clean Cap, un prodotto più economico, pensato soprattutto per i paesi in via di sviluppo, dotato anch’esso di un sensore per rilevare il livello dei rifiuti e che può essere installato facilmente nei cassonetti di ogni taglia.
Anche in Italia ci sono delle realtà che si sono mosse in questa direzione e fra queste spicca il Cefriel, un istituto milanese di cui sono azionisti anche il Politecnico di Milano e la Regione Lombardia, che ha sviluppato in collaborazione con Amsa un cestino intelligente chiamato Amsa Smart Bin. Questo prodotto, dotato di sensore per il rilevamento dei rifiuti, è stato testato lo scorso anno nella zona Città Studi di Milano ed ha prodotto ottimi risultati poiché in oltre il 90% dei casi le segnalazioni fatte dal sistema si sono rivelate corrette e per questo in futuro potrebbe essere esteso in altre zone della città.

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