venerdì 1 aprile 2016

Scritto da Valentina Tringali



Numerose sono le specie marine che potranno finalmente godere di habitat sicuri in cui vivere grazie al progetto ideato dalle Nazioni Unite.
Circa una settimana fa, durante un meeting svoltosi a New York, è emersa la proposta di creare un “solido sistema” in grado di incrementare il numero di aree marine totalmente protette dalle minacce delle attività umane, esempio tra tutte la sovrapesca.

Non tutte le acque dell’oceano che si trovano al di là di certe giurisdizioni vengono protette come dovrebbero, afferma Elizabeth Wilson, direttrice della International ocean policy della Pew Charitable Trusts.
“Nelle zone di mare aperto è decisamente un processo più complicato – non esiste un meccanismo che possa creare aree marine totalmente protette” ha sottolineato.

Il meeting delle Nazioni Unite è solo un piccolo tassello di quello che sembra essere un progetto internazionale a lungo termine, il quale mira alla prevenzione di porzioni sempre maggiori di oceani in tutto il mondo. Oggi, solo il 2% degli oceani è ricoperto da aree marine protette. Il fine di tale progetto prevede, invece, di raggiungere il 10% entro il 2020.

E’ pur vero che, affinché siano efficaci, le aree protette dovranno ricoprire almeno il 30% degli oceani presenti nel pianeta, e i benefici aumenteranno significativamente solo se il 50% di essi verrà protetto. Siamo ancora ben lontani da tali risultati, ma il primo passo, a quanto pare, è stato finalmente compiuto.

“Il mondo non ha preso in considerazione abbastanza seriamente il trattamento e la prevenzione delle specie marine” ha sostenuto Callum Roberts, professore della York University in Inghilterra.
“Le zone di mare aperto ricoprono il 41% del nostro pianeta, e non ricevono alcuna protezione” ha aggiunto. In aggiunta a tale panorama, il riscaldamento e l’acidificazione degli oceani, insieme ai cambiamenti climatici, stanno diventando fattori sempre più minacciosi per la vita di numerose specie marine, dagli squali alle meduse e ai cetrioli di mare.

Nel 2014, Roberts e colleghi rivisitarono la letteratura scientifica tramite la valutazione di oltre 100 studi a riguardo; quest’ultimi confermarono la necessità di espandere ulteriormente le aree protette, ipotesi che oggi viene del tutto confermata.

I paesi che hanno attualmente aderito sono sempre di più. Si suppone che il successo dell’accordo di Parigi debba aver aiutato nel convincimento di tali paesi che affrontare problemi climatici così complicati possa essere oggi effettivamente possibile.
“E’ molto incoraggiante pensare di poter fare qualcosa di grande che possa realmente cambiare lo status quo” ha concluso Wilson.
Ci auguriamo che la percentuale prevista dai risultati delle ricerche non rimanga solo un'ambizione ma veda presto un riscontro concreto.

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