martedì 1 marzo 2016

Scritto da Valeria Procoli 


Nate in USA e poi diffusesi in tutto il mondo, le Benefit Corporation sono società che incarnano un nuovo paradigma di business, dove lo scopo di lucro è affiancato dalla finalità di garantire un beneficio comune. La modalità di fare impresa tradizionale è dunque ripensata ed adattata ad un mondo che sta cambiando e dove è sempre più preponderante il ruolo della sostenibilità.

Un’ottima analisi del fenomeno è stata offerta dal professore Francesco Perrini, il senatore Mauro Del Barba e l’imprenditore Eric Ezechieli in occasione dell’evento “Le Benefit Corporations- Origini del fenomeno B-Corp, il caso Usa e le opportunità di sviluppo in Italia”, tenutosi in Bocconi il 22 Febbraio 2016.

Fino allo scorso anno in Italia era contro la legge inserire nello statuto di una qualsiasi società for profit un oggetto che non fosse funzionale al suo scopo di lucro. Questo non significa che attuare politiche di responsabilità sociale fosse proibito ma, a differenza di quanto è previsto oggi, non si poteva chiedere un riconoscimento formale di tale impegno. 

Tuttavia, con un emendamento inserito nella legge di stabilità del 2016, grazie ad un disegno di legge dello stesso Del Barba, le cose sono cambiate. Da quest’anno le aziende particolarmente orientate alla Corporate Social Responsability potranno finalmente vedere riconosciuto il proprio impegno. Del Barba sottolinea che l’idea di fondo è quella di “liberare la capacità che le imprese hanno di essere sostenibili più di quanto la legge gli permetta”, ma precisa che dovranno poi essere le imprese e le persone e fare la differenza perché ciò si possa realizzare. 

Dunque, come ribadisce il professore Perrini, la legge svolge un ruolo secondario mirato garantire la trasparenza, ma il ruolo centrale resta quello dell’impresa stessa. Per chi sceglierà di diventare una Società Benefit, l’adozione di politiche di CSR non sarà più una questione di strategia subordinata alla disponibilità di budget, ma assumerà un ruolo centrale e sarà condizione per garantire la sopravvivenza dell’azienda nel lungo periodo, attraverso il suo impegno per il sociale e per l‘ambiente. 

In Italia la pioniera di questo nuovo paradigma di business è stata Nativa Lab, come spiega il suo cofondatore Eric Ezechieli. Sebbene in origine Nativa non potesse ancora avere il riconoscimento formale che ora la legge italiana concede, fu la prima in Italia ad essere riconosciuta come B-Corp, che differisce dal concetto di Benefit Corporation in quanto si tratta di una certificazione e non di una forma societaria giuridicamente riconosciuta.

Nello specifico un’azienda può diventare una B-Corp se dimostra alla non profit americana B-Lab di possedere un break-even totale (calcolato sulla somma di impatto ambientale, economico e sociale) superiore agli 80 punti. Un punteggio compreso tra 80 e 200 significa infatti creare più valore di quanto ne venga sottratto. In Italia possedere tale certificazione permette di dimostrare che sono soddisfatti i requisiti previsti per essere riconosciuti come Società Benefit. Qualsiasi altro meccanismo di valutazione che dimostri ciò è però accettato in sua alternativa, ma soddisfare i requisiti non significa ovviamente essere in automatico una Società Benefit.

L’ipotesi che questa novità possa essere strumentalizzata da alcune aziende soltanto per risultare più appetibili sul mercato, non spaventa gli addetti ai lavori. Il senatore Del Barba sottolinea che l’articolo 6 dell’emendamento prevede meccanismi di controllo da parte dello Stato (il cui ruolo rimane comunque marginale in quanto l’idea è quella che sia il mercato a dettare le regole) per evitare fenomeni di greenwashing e simili. Secondo Ezechieli inoltre il rischio è davvero minimo perché “sono tanti gli onori ma anche gli oneri” pertanto, se si vuol diventare una Società Benefit, bisogna davvero volerlo. D’altro canto è però vero che la maggior parte delle aziende vorrebbe davvero migliorare la sua reputazione sul mercato, perciò c’è la possibilità che tali “oneri” non siano abbastanza da far desistere coloro che vogliano prendersi solo gli “onori”.  

Nonostante i meccanismi di controllo che dovranno essere adottati in tal senso, è però certo che questo nuovo fenomeno ha tutte gli attributi per diventare una vera e propria rivoluzione nel modo di fare business. Nella speranza che un giorno, come crede Ezechieli e tutti ci auguriamo, le imprese non competeranno più sul profitto ma sulla capacità di fare del bene.

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