venerdì 26 febbraio 2016

Scritto da Arianna Gigliuto

Si parla spesso di evoluzione tecnologica pensando ad un nuovo modello di smartphone, una nuova batteria al grafene o ad un dispositivo con pannello solare integrato. Ma questo non è tutto quello che la tecnologia è in grado di offrire e il Giappone lo sa bene. Non solo patria di sushi, di manga e di samurai, il Giappone è un punto di riferimento per tutti quegli scienziati e ricercatori che quotidianamente si preoccupano di migliorare la salute del nostro pianeta, introducendo tecnologie rivoluzionarie in grado di risolvere epidemie, migliorare la salute dell’uomo e la fame nel mondo. Ho avuto la possibilità di passare 5 mesi in questo splendido paese e di venire a contatto con una cultura che è un mix perfetto di tradizione e innovazione.


La parola Washoku 和食, si riferisce ad uno dei più importanti elementi di questa cultura: la cucina tradizionale giapponese. Non è solo un tipo di cucina, ma un’eredità culturale, trasmessa di generazione in generazione, che vuole sottolineare anche il rispetto per la natura e la sostenibilità delle risorse naturali. Secondo un rapporto della FAO, entro il 2050, se la popolazione mondiale raggiungerà i 9.1 miliardi di persone, la produzione di cibo dovrà aumentare del 70%. Questo implica la necessità di adottare metodi di produzione più efficienti e sostenibili e un maggiore adattamento ai cambiamenti climatici. Quindi viene spontaneo chiedersi: qual è la prossima mossa?

L’azienda giapponese “Spread”, ha tentato di rispondere a questa domanda annunciando l’apertura nel 2017 della prima fattoria interamente automatizzata. Vi starete sicuramente chiedendo: cosa c’è di strano? Prima o poi da un paese come il Giappone bisognava aspettarselo. L’azienda, uno dei più importanti produttori di verdura di tutto il il paese, da sempre non si limita solamente a produrre verdura fresca, ma si impegna anche a sviluppare metodi di produzione intelligenti e sostenibili, in linea con i principi del “Washoku”. In questo ambizioso progetto le serre saranno interamente gestite da robot, facendo così fronte ad una popolazione in costante invecchiamento e sempre meno impegnata nell’agricoltura (l’età media degli agricoltori giapponesi è oggi di 69 anni). Ma come riuscirà l’azienda a produrre 30.000 cespi di lattuga al giorno utilizzando metodi di coltivazione sostenibili?

Innanzitutto all’interno della fattoria saranno sistemate 18 griglie alte fino a 15 livelli e su di esse le piante cresceranno in coltivazioni idroponiche, un sistema grazie al quale le sostanze nutrienti non vengono sparse nel suolo ma disciolte in acqua e distribuite in maniera controllata. L’acqua, anche quella che evapora dalle colture, viene continuamente riciclata senza sprechi! Ancora, migliaia di luci a LED creano fasci di luce tali da favorire la fotosintesi clorofilliana, simulando un ciclo-giorno notte capace di far crescere le colture ad una velocità pari al doppio del normale.  Tutta questa innovazione agricola, dunque, non solo consentirà di ridurre notevolmente il costo del lavoro, il costo energetico (si stima una riduzione del 30%) e l’acqua usata per l’irrigazione (addirittura si parla di una riduzione del 98%!), ma secondo l’amministratore delegato Shinji Inada migliorerà anche la qualità del prodotto grazie ad una maggiore quantità di beta-carotene contenuta nelle lattughe e l’eliminazione di pesticidi ed erbicidi.

L’innovazione perciò può assumere molteplici forme; dalle brillanti rivoluzioni tecnologiche ai meno vistosi progressi, come dimostra questa azienda giapponese. C’è ancora tanto da fare ma agricoltura verticale, urban farming, fattorie robot sono solo alcune delle soluzioni da adottare per far fronte al cambio di paradigma dell’agricoltura. Le terre fertili disponibili sono limitate, la desertificazione sta distruggendo milioni di ettari arabili ogni anno e la domanda di cibo è in costante crescita. In un mondo in cui il cibo sta diventando il nuovo petrolio e la terra il nuovo oro, riuscirà anche il Food tech a contribuire efficacemente alla lotta contro la fame nel mondo?

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