lunedì 7 dicembre 2015

Scritto da Valeria Procoli


Sarà colpa degli stereotipi, dei racconti di chi c’è stato, di film, documentari, report e chi più ne ha più ne metta, ma nel mio immaginario associare il cinese medio al concetto abnegazione scatta quasi automatico. La nostra società è un po’ così in generale; ci annulliamo in nome del lavoro, che non è altro se non il mezzo con cui ci assicuriamo quel denaro su cui proiettiamo l’(illusoria) speranza di raggiungere la felicità. Nel caso del popolo cinese tutto questo è forse portato all’estremo. Questa non è una critica alla Cina (perché la tendenza è la stessa ovunque), ma in questi giorni è lei che dobbiamo guardare per capire dove le contraddizioni della nostra società possono portarci.

Il 30 Novembre è stata una giornata nera per il Nord del paese, dove a Pechino alcune scuole sono rimaste chiuse mentre in altre sono state vietate tutte le attività esterne. A causa della ridotta visibilità, inoltre, si è verificato il blocco delle autostrade e perfino l’annullamento di alcuni voli. I livelli di concentrazione di particelle PM 2,5 dannose per la salute hanno infatti sfiorato i 600 microgrammi per metro cubo, a fronte di un valore limite raccomandato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità di 25 microgrammi (senza considerare che in alcune zone fuori dalla capitale si sono registrati perfino valori più alti). La speranza è che in questi giorni di trattative, in occasione della COP21, il paese accetti l’invito a diminuire l’uso di carbone in favore delle rinnovabili. La causa di tutto questo è infatti la forte dipendenza della Cina dal carbone, da cui il paese trae circa il 60% dell’energia di cui necessita. Secondo il NY Times in molti, preoccupati per la salute loro e dei propri figli, stanno valutando l’ipotesi di migrare se non verranno adottate soluzioni efficaci.

Le zone interessate si sono trovate di fronte a una vera e propria paralisi, tanto che il governo ha raccomandato a tutti i cittadini di limitarsi ad uscire di casa solo se strettamente necessario. Sembra di rivedere i giorni di allerta attentato post-Parigi, con la differenza che qui i terroristi siamo noi. E dico noi perché la Cina è solo il simbolo di dove può portare la nostra corsa verso quello sviluppo che calpesta tutto e tutti. In nome di cosa poi? Semplicemente dello sviluppo stesso. 

Davanti a tali fatti, una domanda sorge spontanea: che senso ha correre verso l’obiettivo di affermarsi come grande potenza mondiale, se questo implica livelli di smog nell’aria tali per cui i bambini non possono addirittura andare a scuola? Il progresso in teoria è nato per migliorarci la vita, non per negarci di vivere la nostra quotidianità. È paradossale ma palese: in questo caso, il costo degli stipendi è più alto dei soldi percepiti in busta paga. Riflettendoci, il denaro serve per vivere ma se per guadagnarlo si creano condizioni tali per cui non è più possibile vivere, allora viene meno anche l’esigenza di disporne. Forse bisognerebbe rivedere il nostro concetto di felicità e, purtroppo, forse realizzeremo tutto ciò solo quando ci ritroveremo ricchi e chiusi in casa proprio a causa della nostra sete di denaro.

Qui la simpatica ma forte denuncia di un’artista cinese al problema.

Alla luce di tutto questo appare evidente che forse la celebre frase di Steve Jobs “Siate affamati” andrebbe reinterpretata. Se ha avuto tanto successo è probabilmente perché gli abbiamo associato un’interpretazione che legittima il nostro modello di sviluppo tutto incentrato sulla crescita. Ma vogliamo crescere “ingrassando”, come il modello americano (mito dei giorni nostri) o crescere “sani e forti”? La fame che dobbiamo avere non deve essere quella dei tanto idealizzati quanto obesi Stati Uniti, quanto piuttosto una fame di soluzioni per evitare che il cappio che ci siamo messi al collo, cercando inconsapevolmente (ma non troppo) di suicidarci in nome dello sviluppo, provochi la morte.
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1 commento :

  1. leggendo l'articolo, molto attuale e interessante, mi ritorna il ricordo di molti anni fà quando chi andava a lavorare nelle miniere per guadagnare di più, si diceva:
    Che perdeva la salute per accumulare soldi e poi da anziano perdeva i soldi per recuperare la salute .

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