giovedì 17 dicembre 2015

Scritto da Valentina Tringali 


Dopo due settimane di negoziati, i ministri e i rappresentanti dei 195 Paesi presenti alla COP21 sono finalmente giunti al cosiddetto “Paris Agreement”, il nuovo e universale accordo sul Clima, presentato  sabato 12 Dicembre dal Presidente della COP21 Laurent Fabius,  che lo ha definito “giusto, duraturo e bilanciato”.

“Non capita spesso nella vita di avere l’occasione di cambiare il mondo, voi oggi avete quest’opportunità”: così il Presidente francese François Hollande si rivolge ai ministri presenti alla conferenza, manifestando piena fiducia nell’attesissimo testo.
La cerimonia ufficiale di firma si svolgerà il 22 aprile 2016 a New York e l’entrata in vigore del trattato sarà non prima del 2020, quando decadrà il protocollo di Kyoto.

Uno in particolare il fine dell’accordo: definire un percorso verso la de-carbonizzazione della società entro la fine del secolo in corso, garantendo non solo trasparenza interazionale nella redazione dei piani, ma anche una solida verifica degli obiettivi raggiunti. Fra quest’ultimi il più ambizioso è quello di contenere l’aumento della temperatura globale del pianeta ben al di sotto dei 2°C, più precisamente intorno a +1,5°C, limite che secondo gli scienziati fornirà maggiori garanzie di sopravvivenza alle nazioni insulari, più vulnerabili agli impatti del cambiamento climatico. Ulteriore punto chiave del testo risulta il concetto di differentiation: i Paesi sviluppati dovranno fornire le risorse finanziarie per assistere i Paesi in via di sviluppo; 100 miliardi l’anno a partire dal 2020 saranno solo un punto di partenza, ulteriori fondi verranno poi stanziati in misura da definire nel 2025. E per quanto riguarda trasparenza e revisione? Il testo stabilisce una cornice flessibile all’interno della quale si chiede alle nazioni di presentare regolarmente un inventario delle emissioni prodotte e assorbite e al contempo di fornire tutte le informazioni sui trasferimenti dei capitali. E’ stata anche stabilita una revisione da parte della COP dei progressi relativi all’accordo e una ulteriore rivalutazione degli impegni individuali ogni 5 anni a partire dal 2023. Mancano (ed è una sconfitta per l’Unione Europea) obiettivi in merito alle emissioni dovute ai trasporti internazionali per via aerea e marittima che erano invece parte del testo di Copenhagen e che, come ricorda Kevin Anderson, del Tyndall Centre for Climate Research, “equivalgono le emissioni di Germania e Regno Unito”.

Il Paris Agreement sembra, per certi aspetti, un testo molto più debole di quanto sperato da molti, ma allo stesso tempo appare un vero e proprio “accordo storico”, non fosse altro che per il riconoscimento del rischio rappresentato dal surriscaldamento globale e per l’aver evidenziato l’urgente necessità di una risposta collettiva.

Anche molte delle Ong presenti alla COP, pur lontane dall’essere soddisfatte, riconoscono il momento di svolta che questo accordo rappresenta: “Molto in questo testo è stato diluito ed epurato dalle persone che saccheggiano il nostro pianeta, ma contiene il nuovo imperativo di limitare l’aumento della temperatura a 1,5°C” ha dichiarato Kumi Naidoo, direttore esecutivo di Greenpeace. Dunque, si prospetta davvero un futuro più green? “E’ solo l’inizio” sostiene Amber Rudd, segretario dell’Energia e del Clima, al BBBC’s Andrew Marr Show, e sono in molti a concordare: Xie Zhenhua, capo negoziatore della Cina, ammette che il piano di Parigi, pur non essendo ideale, “non ci impedirà di compiere una marcia storica in avanti”. Anche il primo ministro indiano, Narendra Modi è d’accordo: con questo testo, sostiene, “la giustizia sul clima ha finalmente vinto”.

E’ necessario, a quanto pare, iniziare a lavorare subito: il testo prevede, da oggi  al 2020, di impegnarsi a rispettare gli accordi presi a Kyoto e a Doha; per quanto riguarda l’Italia, invece,si inizierà presto a lavorare ai progetti previsti dagli accordi bilaterali stipulati in questi giorni. Tocca anche a noi iniziare fin da subito, con l’augurio che anche il più piccolo dei nostri gesti contribuisca al bene comune e del pianeta. Citando Amber Rudd:” it’s a step in the right direction […]the work begins now.”

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