venerdì 20 novembre 2015

Scritto da Giovanni Soldini 


In una manciata di secondi, il tempo di lettura del titolo di questo articolo, la popolazione mondiale è aumentata di 4 persone. Ogni secondo sulla Terra si registrano 4,17 nascite e 1,80 morti, con una crescita netta di 2,37 persone. Secondo ricerche delle Nazioni Unite, apparse nel “World Population Prospects”, la popolazione mondiale raggiungerà i 7 miliardi di individui alla fine del 2015 e aumenterà a 9 miliardi nel 2050, soprattutto a causa di un incremento costante della natalità e una diminuzione della mortalità nei paesi in via di sviluppo. Oggi, il 54 % della popolazione mondiale vive in aree urbane e questo numero, secondo diverse stime e previsioni dell’ONU, è destinato ad aumentare fino al 66 % nel 2050. L’urbanizzazione combinata con la crescita della popolazione potrebbe far concentrare ulteriori 2,5 miliardi di persone nelle città. Ciononostante le aree urbane dimostrano una scarsa sensibilità in tema di rispetto dell’ambiente in quanto sono la causa del 75% dei consumi energetici e dell’80% delle emissioni di gas serra.

Questa premessa conferma quanto sia fondamentale ripensare la gestione delle aree urbane, attraverso la creazione di centri urbani intelligenti (smart city). Grazie all’applicazione diretta e indiretta delle innovazioni tecnologiche si possono migliorare e rendere maggiormente efficienti diversi servizi, per esempio nel campo della mobilità e dei trasporti si possono ottenere risparmi energetici consistenti e un calo drastico delle emissioni inquinanti.

In Europa l’interesse per le “città intelligenti” da parte dei cittadini e delle istituzioni è sempre maggiore perché grazie ad esse è possibile raggiungere contemporaneamente un aumento della resa e della produttività dei servizi e la salvaguardia dell’ambiente. L’Unione Europea, con l’iniziativa “Eu SmartCity”, ha stanziato 11 miliardi di euro in 10 anni per diffondere elementi “smart” nelle città del Vecchio Continente. La difficoltà principale per la maggior parte delle città europee è ripensarsi e riqualificarsi in “smart city”, data la criticità che le città storiche presentano agli effetti di un loro adattarsi alle moderne esigenze tecnologiche, in linea con i dettami della sostenibilità ambientale.
Negli ultimi anni in Europa l’attività di conversione si è differenziata da nazione in nazione in base alle esigenze dei cittadini e agli interessi degli stati stessi. Le caratteristiche principali di questo processo sono l’ottimizzazione delle risorse energetiche e il rinnovamento dei trasporti, entrambe perseguite in modo che le aree metropolitane diventino più efficienti riducendo al tempo stesso le emissioni di carbonio, l’inquinamento, la produzione di rifiuti e la congestione del traffico.
A Copenhagen, in Danimarca, già dal 1995 il governo ha attuato politiche lungimiranti che prevedevano la chiusura del centro storico alle automobili in favore di un piano di mobilità “slow”. Ogni giorno, circa 150mila persone si recano a scuola o al lavoro con la bicicletta riducendo le emissioni di CO2.  Attualmente il comune di Copenhagen sta attuando il progetto “City life”, che prevede la riprogettazione, entro il 2025, di tutte le arterie cittadine esistenti al fine di cambiare il punto di vista della mobilità. Le esigenze dei pedoni e dei ciclisti diventano centrali e quelle degli automobilisti secondarie. Per questo motivo sono in costruzione nuovi parcheggi e la realizzazione di una segnaletica stradale a led direttamente nel manto stradale per facilitare la mobilità delle biciclette. Questo tipo di strategia porterà a diversi benefici: oltre a portare ad una riduzione di 90.000 tonnellate di C02 all’anno, ridurrà  la congestione del traffico permettendo ai lavoratori di diminuire il tempo di percorrenza casa-lavoro e diminuirà i costi sanitari perché aumenterà il numero di persone che farà attività fisica quotidianamente e con regolarità.

Vienna è un altro esempio di città che si è contraddistinta negli anni per i suoi programmi di protezione ambientale e climatica, incentrati sulla riduzione del CO2, attraverso il rinnovamento tecnologico dei servizi pubblici e privati. Nel 2009 il comune di Vienna approva il KliP II (Climate Protection Programme), grazie al quale l’amministrazione pubblica viennese si impegna ad aumentare la quota di teleriscaldamento al 50 % del totale degli edifici cittadini, a ridurre la circolazione di autovetture sostenendo l’ecomobilità e a raddoppiare la quantità di energia rinnovabile utilizzata rispetto agli anni precedenti. Vienna è leader anche nella ristrutturazione energetica degli edifici dato che negli ultimi 15 anni, nell’ambito del programma “THEWOSAN” il 10% degli edifici sono stati ristrutturati apportando miglioramenti tecnologici che diminuiscono i consumi di energia.

Un ulteriore esempio di “smart city” è Amsterdam che negli ultimi dieci anni ha dato l’avvio a numerose soluzioni per contribuire alla creazione di un ambiente più “intelligente” e verde. Il passaggio alla tecnologia a LED nell’illuminazione delle strade di Amsterdam, in collaborazione con Philips, ha portato ad una riduzione dei costi e delle emissioni senza precedenti. Dal punto di vista della mobilità, il comune di Amsterdam sta aumentando il numero delle stazioni per la ricarica delle macchine elettriche, in questo momento nell’area urbana di Amsterdam sono presenti più di 300 stazioni di ricarica e 700 macchine elettriche. L’acqua è un elemento caratterizzante della città, il comune olandese sta cercando di sfruttare i diversi canali che l’attraversano per offire un servizio di mobilità che utilizza traghetti elettrici.

Se le città intelligenti in Italia fossero realtà genererebbero 160 miliardi di euro annui sotto forma di recuperi di efficienza in settori come la mobilità e i consumi energetici. In Italia quasi il 50% dei comuni ha avviato negli ultimi 3 anni almeno un progetto per rendere la città più intelligente e il 75% di essi segnala la presenza di iniziative in programma dopo il 2015. La maggior parte delle città italiane ha sviluppato progetti che riguardano l’illuminazione intelligente, la gestione della mobilità e la raccolta dei rifiuti. La trasformazione delle città in “smart city” ha un costo non indifferente e purtroppo questo è uno delle principali barriere nella realizzazione dei progetti.
Le pubbliche amministrazioni deficitano di risorse economiche e di competenze: questi problemi potrebbero essere arginati attraverso una riduzione dei costi degli investimenti, definendo opportuni modelli di finanziamento che non siano solo quelli offerti dal MIUR (Ministero per l’Università  e la ricerca) e creando al tempo stesso delle competenze adeguate per selezionare e gestire i progetti. In Italia per garantire i miglioramenti apportati dalle “smart city” è necessario istruire e creare delle competenze nelle amministrazioni per avere una visione chiara degli obiettivi raggiungibili e dei relativi piani strategici di quantificazione degli investimenti e dei possibili ricavi. In Italia, secondo una ricerca effettuata dall’Università di Vienna sulle maggiori città europee, la città più smart è Milano, seguita da Torino e Genova.

L’Italia, seppure in un momento di difficoltà economica, sta cercando di sviluppare un progetto a lungo termine per la conversione delle sue città in città più intelligenti attraverso un miglioramento dell’efficienza dei servizi. Quest’anno il MIUR ha varato due bandi, uno di 200 milioni di euro, riservato esclusivamente alle regioni del Mezzogiorno, e l'altro di 600 milioni di euro, aperto a tutto il territorio nazionale.
Attraverso il sito ”Italian Smart Cities” è possibile osservare le iniziative delle città aderenti al progetto per la soluzione dei bisogni individuati, nonché i costi sostenuti e gli impatti registrati sulla qualità della vita delle persone.

In conclusione, è fondamentale la diffusione di una cultura sulle questioni ambientali ed energetiche per garantire una qualità della vita nelle città che sia sostenibile da tutti i punti di vista. Il concetto di città intelligente non prevede solamente la distribuzione di servizi più efficienti ai cittadini, ma prevede la loro partecipazione diretta nella scelta di soluzione che contribuiranno ad un miglioramento della vita all’interno delle città e della qualità ambientale attraverso politiche di risparmio energetico e l’uso di energie rinnovabili.
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