venerdì 24 aprile 2015

Scritto da Valeria Procoli

Negli ultimi tempi la crescita rispettosa dell’ambiente sembra sia diventata il grande scoglio con cui tutti sono costretti a confrontarsi.  Oramai non c’è azienda che non abbia adottato strategie di corporate social responsability. Ma per quanti la sostenibilità è un obiettivo? E per quanti solo marketing? La seconda è forse quella che va per la maggiore. I clienti sono sempre più sensibili a temi quali la riduzione delle emissioni, il riciclo o l’utilizzo di materiali naturali e, troppo spesso, si punta su di essi solo per “accontentarli”. Ancor più spesso si punta su uno di essi, a mò di contentino, ma poi si incappa in grosse mancanze altrove.
Non è questo il caso di Puma®, dove la sostenibilità va al di là della sterile trovata pubblicitaria e viene abbracciata a 360 gradi. Bjørn Gulden, CEO del colosso Tedesco, afferma: “Sustainability is and remains a key value of the PUMA brand – and forever faster is how we are working towards a more just and sustainable future, accelerating positive change in the industry and the world.”, questo dimostra come la multinazionale, leader nel settore dell’abbigliamento sportivo, non si accontenti di promuovere iniziative pro-ambiente ma lavori in prospettiva di un cambiamento concreto, tanto dell’industria quanto del mondo.  I fatti fanno ben sperare, perché Puma® è davvero sulla strada di un futuro sostenibile. Non si potrebbe dire il contrario di un’azienda che, rispetto al 2010, ha ridotto sensibilmente le emissioni di CO2, l’utilizzo di acqua, i rifiuti (l’obbiettivo è per tutti del -25% entro il 2015) e il consumo di energia (-4,2%) grazie a politiche che prevedono la selezione dei subfornitori in base al grado di sostenibilità e, soprattutto, alle sanzioni previste per gli stabilimenti che non rispettano alcuni parametri fissati dall’azienda.

E non finisce qui. Con la nuova iniziativa “Bring me back” l’attenzione al processo produttivo è solo il primo anello di una catena che riguarda l’intera vita del prodotto. Scarpe, abbigliamento sportivo e borse non vengono concepite soltanto come l’output finale, ma sono soprattutto un input.  Il sistema è semplice ma sofisticato. Produzione e distribuzione rimangono quelli standard, il consumatore ha però ora un ruolo attivo: finita la vita del prodotto, dovrà “gettarlo” in uno degli appositi bring back bin. Da quando è stata lanciata l’iniziativa, Puma® è riuscita a raccogliere 4mila chilogrammi di materiale destinato a nuova vita. I prodotti in buona condizione si riutilizzano, tutti gli altri vengono riciclati. È proprio il processo di riciclo il cavallo di battaglia dell’azienda, che ha lanciato anche una linea (InCycle) di prodotti interamente biodegradabili i quali, secondo le stime, impatteranno sull’ambiente il 31% in meno rispetto a quelli tradizionali. I rifiuti raccolti sono tali solo per poco poiché, grazie ad un innovativo sistema che sfrutta dei microorganismi, questi vengono degradati e tornano ad essere una materia prima a cui un secondo processo produttivo dona nuova vita. 
Il video seguente è utilissimo per capirne l'esatto funzionamento!


Che dire dunque? I presupposti per l’ambizioso cambiamento di cui si parlava ci sono, almeno per quanto riguarda l’industria. C’è solo da sperare che Puma® possa sfruttare solo per poco i “vantaggi del pioniere” che le derivano da questa innovativa proposta e che le altre aziende leader del settore la imitino quanto prima.

La prima immagine è di Cristian Borquez 
Reactions:

1 commento :

  1. Condivido pienamente lo spirito dell'articolo e mi fa piacere che una giovane si interessi dell'ambiente, speriamo nell'ambizioso cambiamento che auspica la sg. Valeria+
    leo

    RispondiElimina