domenica 29 marzo 2015

Scritto da Federica Guerra

"Quando l’ultimo albero sarà stato abbattuto […] vi accorgerete che non si può mangiare il denaro”, recita un saggio nativo americano.
Il 21 Marzo si è celebrata la Giornata Internazionale delle Foreste istituita nel 2012 dalle Nazioni Unite per sensibilizzare la popolazione al crescente problema della distruzione del nostro Polmone Verde. 
Le foreste ad oggi costituiscono un terzo del pianeta; sono la casa e la fonte di sostentamento per circa 1,6 miliardi di persone. Sono il forziere della biodiversità, ospitando l’80% delle specie animali e vegetali. Inoltre, e soprattutto, sono il nostro più forte alleato contro la riduzione di CO2 presente nell’atmosfera. Gli alberi difatti, svolgendo il loro naturale processo di fotosintesi, liberano quotidianamente nell’aria ingenti quantità di ossigeno. 
Tuttavia nonostante la riconosciuta importanza dei nostri terreni verdi, la deforestazione procede ad un ritmo allarmante; il mondo perde ogni minuto l’equivalente di 50 campi di calcio di foreste e questo a sua volta provoca tra il 12 e il 20% delle emissioni totali di gas serra. Gli alberi sono costituiti per il loro 20% da carbonio, il quale viene liberato nell’aria nel momento in cui questi vengono distrutti. 
Una nuova controtendenza sta però prendendo piede e il suo motore sono le singole aziende. Il “Global Canopy Programme”, gruppo d’istituzioni scientifiche provenienti da tutto il mondo unite dal comune interesse per la ricerca in ambito sostenibile, ha pubblicato una ricerca chiamata “Forest500”. In questa pubblicazione ritroviamo un lungo elenco di aziende (250), giurisdizioni (50) e banche (150), ognuna valutata in base alle politiche ambientali da loro adottate per la produzione dei sei elementi più rischiosi per la salute delle foreste: la produzione di olio di palma, manzo, cuoio, legname, cellulosa e carta. Ogni giorno, ognuno di noi contribuisce alla deforestazione acquistando prodotti creati sfruttando in modo aggressivo il nostro patrimonio verde. Il problema andrebbe risolto in partenza, chiedendo alle grandi aziende di produrre in modo sostenibile tali beni di consumo. Dalla ricerca sono emerse due principali tendenze: la prima riguarda le grandi imprese, le quali più delle piccole si stanne impegnando a ridurre lo sfruttamento delle foreste; nelle prime sei posizioni, in vetta alla classifica delle aziende più virtuose, ritroviamo infatti: Danone, Kao Corporation, Nestle, Procter&Gamble, Unilver, HSBC e Reckitt Benkiser Group; la seconda tendenza emersa dallo studio è che le aziende che meno si impegnano in questa battaglia si trovano in Cina, India, Russia e Medio Oriente. 
L’obiettivo rimane quello fissato dal “Consumer Goods Forum”, la deforestazione zero entro il 2020, e i risultati di questa ricerca danno speranza alla sua realizzazione.
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1 commento :

  1. Cina, India, Russia e Medio oriente! Temo che la strada sarà ancora lunga. Ma è giusto insistere visto che respiriamo tutti la stessa aria e se partono le multinazionali vuol dire che c'è speranza.
    Sonny

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