martedì 24 febbraio 2015

Scritto da Federica Guerra 

Qualche tempo fa sfogliando una rivista ho trovato un articolo su quanto H&M si stesse impegnando a diventare più ecosostenibile. Il colosso del fast fashion, l’azienda che più di tutte spinge i suoi clienti a dimenticare il più velocemente possibile quello che hanno appena comprato e punta ad un consumismo che più disperato non si può, cerca ora di farci credere di seguire una strategia che punta a valori ben più alti? Ho dovuto indagare.  


Andiamo in ordine di fatti. Nel Marzo 2013 parte la prima iniziativa denominata “Conscious collection”, un’intera collezione di abiti prodotti con tessuti riciclati e materiali sostenibili come il cotone organico, il poliestere riciclato e il Tencel. Nel Febbraio 2014 H&M lancia la campagna su scala mondiale “Don’t let fashion go to waste” per riciclare i vestiti usati. Qualsiasi persona si presenti con una borsa di vestiti che non usa più, ha diritto a un buono sconto sui futuri acquisti (fossimo acidi penseremmo immediatamente che noi già li ricicliamo portandoli alla Caritas o mettendoli nei bidoni gialli, ma noi non lo siamo). 
A questo punto la domanda sorge spontanea: ma se invece di trovare un modo per riciclare i tessuti, semplicemente ne producessimo di meno? Perché comprare un golf di scarsa qualità ogni tre mesi quando è possibile prenderne uno l’anno che sì costa di più, ma durerà anche più tempo? 
Alla mia domanda ha risposto il CEO di H&M Karl-Johan Persson durante un incontro tenutosi a Stoccolma il mese scorso. A sua detta, aiutare l’ambiente non può avvenire attraverso una limitazione dei consumi perché questo provocherebbe una catastrofe sociale che si abbatterebbe maggiormente sui paesi poveri, riducendo i posti di lavoro in cui è attualmente impiegata la maggior parte della popolazione. Quello che ogni compagnia dovrebbe cercare di perseguire è invece una crescita del business affiancata da investimenti in ricerca e sviluppo in ambito ambientale. Il colosso dell’industria tessile si dice veramente impegnato in questa battaglia tanto da pubblicare ogni anno dal 2010 un report annuale in cui mostra i risultati raggiunti in questa direzione dalla sua compagnia. Guardando al report del 2013 si scopre come H&M sia riuscita a utilizzare 340 milioni di litri in meno nella produzione di jeans rispetto all’anno precedente; abbia ottenuto accordi riguardanti un salario minimo più alto ed abbia implementato la sicurezza sul lavoro in Bangladesh, il paese in cui ha sede la maggior parte della sua produzione; il 14% in meno di elettricità è stata utilizzata nei negozi di tutto il mondo e infine 3.047 tonnellate di vestiti non più utilizzati sono stati raccolti. Insomma tutta una serie d’iniziative che porterebbero l’industria più vicina al concetto di “circular economy” ovvero invece del classico produco-uso-getto via, un più armonico produco-uso-riciclo. 
Quanto basta insomma per far entrare H&M tra i ranghi delle compagnie ecosostenibili. 
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1 commento :

  1. Penso che se riuscissimo a riciclare tutto quello che è possibile riciclare avremmo risolto il 90% dei problemi del mondo.Ho una certa età e ho visto cambiare molte cose sotto questo aspetto. Dal consumismo becero e cieco degli anni 60 - 80 alla nascita della sensibilità odierna verso l'ambiente. Ancora ristretta a pochi illuminati ma che va verso la strada giusta.
    Roby

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