venerdì 12 dicembre 2014

scritto da Federica Guerra

Una volta in pausa pranzo si sceglieva tra piadineria o bar che ti serviva il primo del giorno: le tagliatelle al ragù che ti facevano sentire un po’ più vicino al pranzo dalla nonna. Adesso la scelta è tra insalata e frullato detox o farro. Basta guardarsi un attimo intorno, i supermercati bio si sono moltiplicati, si trova più velocemente un Naturasi che un Esselunga oramai. 
Che in parte sia diventata una moda non c’è dubbio, dopo le diete da 13 cipolle al giorno e un frullato di carote per depurare l’organismo, arriva ora la moda del frullato detox a qualsiasi ora, fashion blogger docet. A parità di bontà e salute questo approccio all'alimentazione è sicuramente meglio del precedente trend legato al fast food, fino a cinque anni fa il McDonald's non era ancora visto come l'incubatore del male e un pranzo a settimana ci scappava anche. La domanda è: ma l’ambiente, ne beneficia di questo nuovo atteggiamento? 
Perché è vero che un frullato energy ci fa meno male delle alette di pollo fritte per merenda ma se per coltivare quella frutta sono stati sfruttati i terreni o per mettere la mozzarella nell'insalata dobbiamo rovinare le nostre mucche siamo al punto di prima. 
La produzione biologica è definita come: “Un sistema globale di gestione dell’azienda agricola e di produzione agroalimentare basato sull'interazione tra le migliori pratiche ambientali, un alto livello di biodiversità, la salvaguardia delle risorse naturali, l’applicazione di criteri rigorosi in materia di benessere degli animali e una produzione confacente alle preferenze di taluni consumatori per prodotti ottenuti con sostanze e procedimenti naturali”. 
(Fonte: Reg. CE n. 834/07) 
Significa rispetto per gli equilibri naturali, offrendo un prodotto genuino coltivato senza l’ausilio di concimi chimici, fitofarmaci e Ogm. L’attività dell’uomo va così ad inserirsi nell'agro-sistema in modo armonioso, utilizzando tecniche che non sfruttano in modo aggressivo la fertilità del suolo o gli animali. Anche negli ultimi anni, nonostante la crisi, i prodotti biologici hanno mantenuto un andamento crescente, il 17,3% in più degli italiani nei primi cinque mesi del 2014, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, ha deciso di portare sulle proprie tavole prodotti derivanti da agricoltura biologica (dati Sinab, Sistema di informazione nazionale sull'agricoltura biologica). Nel 2014 l’agricoltura biologica è arrivata a coprire il 10% della superficie agricola nazionale. 
Risulta quindi un gioco in cui tutti i partecipanti vincono, unica nota negativa il costo dei suddetti prodotti. Infine per i nostalgici dell’arancino, si ricorda che il termine bio o “organic” se vogliamo dirlo all'inglese, si riferisce solamente agli ingredienti usati, come poi questi vengano assemblati è a cura del consumatore finale. 

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