giovedì 3 aprile 2014

Contrariamente a quanto previsto inizialmente con gli altri blogger, nel mio articolo non parlerò di alcuni dei comportamenti sostenibili che le università americane mettono in atto o stanno sperimentando (maybe next time!), ma racconterò esperienze concrete di lotta contro lo spreco messe in atto da alcune mense scolastiche italiane.
La decisione è stata presa quando sabato scorso, durante la fiera "fa la cosa giusta!" di Milano, durante un incontro dal tema "ecofeste", un giovane volontario ligure ha raccontato di come una scuola della Provincia di Genova aiuti la sua mensa per i poveri fornendo il cibo che avanza e che altrimenti verrebbe buttato via. 
La scuola è quella di Campomorone, e la mensa di cui sto parlando è "la Mensa Fassolo" dei Padri Vincenziani. "Spulciando tra le scartoffie informatiche" ho trovato che per fortuna questo non era l'unico esempio di collaborazione virtuosa tra due soggetti che non hanno che da guadagnarci da una relazione del genere. Per esempio, il Comune di San Giovanni Lupatoto in provincia di Verona ha da poco siglato una convenzione tra la società che si occupa del servizio di ristorazione e un'associazione che distribuisce cibo alle persone bisognose. Si ipotizza che le rimanenze varino tra le 20-100 porzioni al giorno, e un aiuto del genere non passa certo inosservato in un comune da 24,171 abitanti (fonte: Wikipedia). Quello che è ulteriormente interessante riguardo a questo comune è che l'aiuto non si ferma alle persone: da qualche mese all'associazione di volontariato San Francesco vengono dati gli avanzi di cibo che rimangono nei piatti, la quale li usa per dar da mangiare ai cani e ai gatti maltrattati e abbandonati di cui si prende cura.

Anche il Comune di Milano si sta attivando in questo senso dopo che a ottobre era iniziata una campagna di sensibilizzazione sugli sprechi. Si sottolineava che 8,6 tonnellate di cibo venivano buttate via ogni anno dalle mense scolastiche. Questo ha portato alcuni a pensare ad una doggy bag all'americana, con i bambini che si portano a casa quanto avanzato a pranzo per mangiarlo loro stessi o darlo ai poveri del quartiere. Ai bambini delle scuole che aderiscono all'iniziativa è stato dato un sacchetto (per alimenti, lavabile) in cui depositare i cibi che si possono conservare a temperatura ambiente. In più, si vorrebbe che alcuni degli anziani bisognosi venissero direttamente nelle scuole per convidere il pranzo con i ragazzi, così da poter usufruire anche dei cibi caldi che per questioni di conservazione non possono rientrare nella doggy bag. 

Altra questione importante, sempre legata al mondo delle mense scolastiche, è quella della stoviglie. Plasica sì o plastica no? Mentre la città meneghina rimane sul sì per questioni economiche, altre città hanno, o parzialmente o totalmente, abolito questo materiale inquinante. Tra quelle dell'ultimo tipo segnalo la capitale, dove ai giovani studenti viene servito il pranzo completamente in piatti di ceramica, bicchieri di vetro e posate d'accaio. Questo avviene dal 2007 e nelle scuole dove il lavaggio non è possibile, si usano stoviglie compostibili.   

Ultima info aggiuntiva: esistono le "scuole verdi"! leggere per credere: www.scuoleverdi.it.

*il titolo riprende il nome della campagna ministeriale francese contro lo spreco alimentare (http://alimentation.gouv.fr/manger-c-est-bien-jeter-ca-craint)


Maria Carolina de Vera
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